Capitolo 5
Il potere degli Stati moderni di appropriarsi della ricchezza mondiale si concretizza nel loro denaro, la cui  rispettiva potenza è contemporaneamente risultato e strumento della concorrenza fra le nazioni e le separa in modo fondamentale
I successi e gli insuccessi delle nazioni si realizzano — come tutti i risultati di un affare — in forma di denaro: nella massa del denaro guadagnato sul piano nazionale e nel suo utilizzo come mezzo di un’ulteriore crescita economica. La massa e il rendimento del denaro realizzato sono la risposta decisiva dal punto di vista capitalistico ai risultati — positivi e negativi — di una nazione sul campo politico-economico. Sono la manifestazione vigente del suo status di concorrenza e una predecisione delle sue prospettive politico-economiche con la quale sono confrontati nella prassi. E ciò è più che conseguente e giusto. Le nazioni capitalistiche hanno sottomesso il processo di riproduzione della loro società allo scopo di far accrescere il denaro. Hanno dichiarato il verdetto sugli uomini e sulla natura, sulle forze produttive e sugli articoli di consumo, sul lavoro e sulla ricchezza materiale, che tutto deve fungere come fonte di denaro, altrimenti non conta niente. Quest’obbligo si auto-impongono tutti gli Stati del mondo. Ne risulta necessariamente che il destino economico delle nazioni si decide col denaro. L’uso — o il non-uso — del loro denaro come mezzo del suo proprio accrescimento diventa la misura di valore dei padroni di questo denaro, cioè degli Stati. Tramite il loro denaro le nazioni sono confrontate con un bilancio, che fissa la loro posizione nel sistema del capitalismo globale e aggiorna spietatamente questa posizione – nei valori positivi o negativi.
Non c’è dunque da meravigliarsi se un ben preciso settore dell’economia capitalistica — il capitale finanziario e speculativo — si occupa di questo bilancio.